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Intervista a Bruno e Fabrizio Urso, registi del corto "La Fortezza dell'Unità"

mercoledì 02 novembre 2011

Bruno e Fabrizio Urso, autori del cortometraggio “La Fortezza dell’Unità”, film che ha partecipato alla 15° edizione del Milano Film Festival all’interno della rassegna FAI il tuo Film, iniziativa promossa da FAI, Intesa Sanpaolo e Milano Film Festival, raccontano del Castello di Santa Caterina a Favignana, luogo di carcerazione, sotto la dominazione Borbonica, di tanti protagonisti del risorgimento italiano.

Descrivendo questo luogo, oggi abbandonato, i registi si mettono alla ricerca della sua storia e delle sue alterne fortune consegnandoci una splendida riflessione sull’importanza della memoria collettiva in un anno di intense celebrazioni.

I Fratelli Urso rispondendo ad alcune nostre domande rivelano alcuni dettagli sul loro lavoro e sulla loro esperienza.

 

 

Il luogo protagonista del vostro cortometraggio è il Castello di Santa Caterina, a Favignana, in provincia di Trapani, quale aspetto della lunga storia di questo edificio vi ha colpiti maggiormente?

 

Cercavamo un luogo che avesse una storia diversa da tutte le altre, che fosse testimone di episodi importanti nella storia d'Italia.

Il castello di Santa Caterina ci ha colpiti perché è un simbolo, una pietra miliare nella lotta per l'unità d'Italia. É stato il carcere dei Borboni in cui Nicotera e altri patrioti protagonisti del Risorgimento Italiano sono stati imprigionati per le loro idee e per aver creduto in un'Italia unita.

Poi ci ha colpito la storia moderna di questo luogo, l'immagine di un castello antico in cima all'unico monte di un'isola nell'arcipelago delle egadi, conteso dalla Marina militare italiana e dal comune di Favignana.

La marina in passato lo aveva utilizzato come semaforo navale ma andò presto in disuso poiché spesso le nuvole che avvolgevano il castello rendevano invisibili le segnalazioni.

Il comune avrebbe voluto avviare delle manovre di ristrutturazione ma attualmente la struttura risulta essere ancora proprietà del demanio.

 

Cosa vi rimarrà di questa esperienza?

 

Già avvicinandosi in traghetto all'arcipelago delle egadi si riesce a distinguere l'isola di Favignana per questa enorme fortezza che, arroccata su un monte, domina l'isola.

Per i favignanesi quindi il castello è il simbolo dell'isola, ma è anche un simbolo di degrado e di abbandono.

Nonostante gli abitanti di Favignana vedano tutti i giorni questa rocca dal paese, sono pochi quelli che si recano a visitare da vicino o da dentro questa struttura.

Accedere al castello è difficile, unica via di collegamento è un sentiero ripido, fatiscente e in alcuni punti soggetto a crolli. Il castello stesso è in un pessimo stato, molte parti di esso sono pericolanti e altre sono già crollate. Per i favignanesi è quindi sì un simbolo, ma anche un esempio di abbandono.

 

Come si pone la popolazione rispetto al luogo?

Con questo documentario sul Castello di Santa Caterina vorremmo raccontare un luogo, un monumento che non deve sparire perché è stato testimone dell'unità d'Italia e prigione di chi ha creduto e combattuto per essa.

E’ un simbolo dell’abnegazione di una generazione che ha investito la propria esistenza per porre le basi dell’Italia e che ha patito privazioni e sofferenze per l’edificazione dell’Italia che oggi conosciamo.La speranza, la lotta per l’unificazione, la tremenda carcerazione patita dai patrioti sembrano ormai dimenticati così come le vecchie mura del castello. Ma la storia di questo luogo può essere spunto di riflessione nell’anno del 150° dell’Unità d’Italia.

 

Quale messaggio vorreste lanciare con il vostro corto?

Pensiamo che la cultura in Italia abbia bisogno di essere tutelata, per fare in modo che anche le generazioni future siano a conoscenza del nostro passato. Nel nostro caso, il castello di Santa Caterina deve essere un luogo del cuore perché ci rappresenta come italiani.


Conosceva già il FAI? E il censimento I Luoghi del Cuore?

Conoscevamo già il FAI e il censimento I Luoghi del Cuore, troviamo indispensabile dar voce a chi vuole che non vengano distrutti dal tempo dei veri e propri tesori, che siano patrimonio nazionale o luoghi legati ai nostri personali ricordi.

 

 

 

 

 

 

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