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Intervista a Simona Risi, regista del Corto un PO Wild

mercoledì 12 ottobre 2011

In una giornata d’estate sulle sponde del Po piacentino, tra il caldo asfissiante, il grido delle rane e il ronzio ipnotico degli insetti, l’acqua scura del fiume scorre lenta. Un cowboy osserva. Così si apre il corto realizzato dalla regista Simona Risi per la rassegna FAI il tuo film, l’iniziativa promossa da FAI, Intesa Sanpaolo e Milano Film Festival.

Nata a milano nel 1970, Simona Risi ha realizzato programmi televisivi, spot e documentari in Europa, Africa, Indonesia, America e Sri Lanka; il suo cinema è da sempre attratto dal tema della sicurezza ambientale e dalla sua tutela, ne sono esempio Sahel e il documentario Mbeubus.

Dopo la sua partecipazione alla 15° edizione del Milano Film Festival abbiamo intervistato la regista che ci ha raccontato il suo corto e i motivi che l’hanno spinta a realizzarlo.

 

Quale significato riveste per lei il lungo Po, luogo del cuore protagonista del suo corto?

E' un luogo che non ho mai frequentato ma è sempre stato nel mio immaginario. Anche grazie al cinema che così spesso ne ha tratto ispirazione.

Un luogo che da sempre mi affascina per le sue leggende, per il suo scenario in molti tratti selvaggio e per i contrasti di bellezza e degrado che contiene in sé.

 

Perché ha scelto la figura del cowboy? Cosa rappresenta?

Avevo bisogno di un personaggio con cui scoprire il fiume.

E su ogni fiume c’è sempre un cowboy solitario con il suo cavallo.

Se la Via Emilia è il West, allora il Po può essere il Mississipi in una giornata d’estate.

Il cowboy lo percorre, forse alla ricerca di un sogno lontano, ma è un cowboy urbano e porta inevitabilmente con sé il paradosso di essere la versione domestica di un mito. Forse lo stesso paradosso che vive il grande fiume che attraversa la Bassa.

Ci tengo a chiarire che il protagonista non è un attore.

Il cowboy del film è un impiegato di Lodi che trascorre tutti i week end con il suo cavallo in un ranch vicino al fiume.

 

Quale messaggio vorrebbe trasmettere con il suo corto?

Non ci sono mai messaggi nei documentari che faccio.

Ci sono luoghi che mi attraggono, spesso per le loro contraddizioni,

e ci sono le persone che vivono quei luoghi che poi rappresentano il vero centro del mio interesse.

Questo corto non è un documentario, e nemmeno un cortometraggio di finzione.

E’ una bella gita alla scoperta del fiume.

 

 

Pensa che il cinema possa essere uno strumento importante per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, artistico, ambientale del nostro Paese?

Si certo. Sono sicura che riuscire a suscitare interesse ed emozione per un luogo attraverso un racconto, aiuti a sentirlo più vicino e quindi, nella migliore delle ipotesi, possa indurre a prendersene cura.

 

Conosceva già il FAI? E il censimento "I Luoghi del Cuore"?

Si, lo conoscevo soprattutto grazie alla giornata del Fai e avevo sentito parlare anche del censimento.

Dopo questa esperienza sono certa che il fiume Po diventerà uno dei miei luoghi del cuore.

 

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