Giorgio Cucut, Caterina Micucci e Paola Silvestrini sono gli studenti dell’Università IUAV di Venezia premiati con mille euro offerti dai “Luoghi del cuore” all’inaugurazione della mostra “Il brolo di San Giacomo di Veglia: quale futuro per un Luogo del Cuore?”. Il loro lavoro, Ribaltare l’orizzonte – Turning limits, è stato scelto tra altri cinque progetti di riqualificazione elaborati per il Brolo di San Giacomo di Veglia di Vittorio Veneto ed esposti in mostra al Palazzo Nervi Scattolin di Venezia fino a giovedì 11 febbraio.
Abbiamo intervistato i tre vincitori per conoscere più a fondo il progetto che hanno ideato e gli abbiamo chiesto di raccontarci la loro esperienza.
Come è nata l’idea del progetto?
L’obiettivo di Ribaltare l’Orizzonte è rispettare l’area del Brolo, uno spazio quasi sacrale, da mantenere in parte intatto riconoscendo in questo modo l’importanza che le suore attribuiscono al giardino. Da qui è nata l’idea del boschetto di salici, un cuore verde inaccessibile che conserva incontaminato lo spirito del luogo. Un altro elemento chiave del progetto è rappresentato dalla grande rampa, che trasforma il Brolo in punto nevralgico per la città, facendone un nodo di congiunzione tra i diversi spazi urbani. Questa soluzione architettonica consente di raggiungere un nuovo punto di osservazione, da cui si possono scorgere il monastero, i profili delle Prealpi e il territorio circostante, spazi altrimenti inaccessibili alla vista.
Quali tra gli altri progetti esposti in mostra vi hanno colpito maggiormente?
Abbiamo trovato molto interessanti tutti i progetti, perché ognuno proponeva soluzioni nuove e differenti tra loro. Siamo rimasti particolarmente colpiti da Rispetto e Memoria – Respect and Memory, il lavoro di Kerstin Hoch e Andrea Junges, indubbiamente la proposta più provocatoria. Quella delle due studentesse tedesche è sicuramente un’idea coraggiosa, che comporta un intervento significativo e di impatto nell’area del Brolo, ma che nello stesso tempo permette di costruire con un senso, mantenendo il rispetto per lo spazio. Ci è piaciuto anche il progetto di Sergio Bortolussi, Marco Scapin e Juliette Vigne: Sociocultura – Socialculture e il suo obiettivo, la penetrazione dell’agricoltura urbana nella compagine sociale quale laboratorio di sperimentazione che consente di riappropriarsi del territorio.
Quali aspetti di questa esperienza avete apprezzato maggiormente?
La possibilità di trascorrere molto tempo con gli altri studenti e l’opportunità di condividere una settimana di seminari, sopralluoghi, lezioni tecniche e approfondimenti da parte di studiosi locali e dei docenti coinvolti. Il workshop ha rappresentato per noi anche un’occasione per conoscere studenti provenienti da altri prestigiosi istituti di architettura, un momento di confronto stimolante e formativo. Avere a che fare con metodi di insegnamento, mentalità e approcci diversi da quelli a cui siamo abituati offre straordinarie opportunità di crescita.
Conoscevate già il FAI prima del workshop?
Sì, ma è grazie al workshop che siamo venuti a conoscenza del censimento nazionale dei “Luoghi del Cuore”. Ora non ci resta che aspettare la quinta edizione del censimento, per partecipare anche noi alla votazione!
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Febbraio 2010 








